Psicologia Militare: “Da Sun Tzu e Sun Pin a Clausewitz”

DA SUN TZU E SUN PIN A CLAUSEWITZ

Per quanto incredibile possa sembrare, la psicologia militare di Sun Tzu e Sun Pin ha attraversato i secoli, al punto che le regole che abbiamo appena riassunto sono tuttora parte integrante della cultura militare contemporanea.

L’esempio recente più appariscente di applicazione dei dettami di strategia indiretta di Sun Tzu e Sun Pin («vincere senza combattere», «conquistare il territorio nemico intatto») è dato dalla guerra fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Questa, com’è a tutti noto, si fondava sul potere deterrente, e quindi soprattutto psicologico, del potenziamento degli arsenali nucleari.

Il potenziale distruttivo aveva raggiunto un punto tale che un eventuale conflitto non sarebbe risultato conveniente nemmeno per il vincitore. Altri esempi di strategia indiretta si possono trarre dalle operazioni dei servizi segreti. Celebre il caso della decifrazione del codice criptografico di Enigma, un apparecchio cifrante dotato di tastiera e un complicato sistema meccanico che, nella seconda guerra mondiale, veniva utilizzato dalle forze armate tedesche per trasmettere, con un codice segreto, gli ordini riguardanti gli obiettivi da colpire. Grazie agli studi di alcuni matematici polacchi e inglesi, fra cui il celebre Alan Turing, il teorizzatore dei calcolatori, gli inglesi riuscirono a decifrare gli ordini trasmessi da Enigma, contribuendo in modo decisivo a colpire molti obiettivi tedeschi e a salvare molte unità inglesi, proprio grazie all’informazione e non all’uso della forza. Lo stesso Churchill fu un tenace assertore della necessità di potenziare i servizi segreti per sopperire all’inferiorità strategica e militare dell’Inghilterra: azioni di commando, giochi di inganni, menzogne e disinformazioni costruite ad arte furono il tratto distintivo della “guerra segreta” degli alleati. Un altro esempio di strategia indiretta, in questo caso trascurata, può essere costituito dall'” home front” negativo che si era pericolosamente prodotto durante il conflitto in Vietnam tra le truppe americane. Questo conflitto, coni’è noto, a un certo punto cominciò ad essere fortemente contestato dalla popolazione e da molti politici degli Stati Uniti. I militari in combattimento, pertanto, ben presto non si sentirono più appoggiati dalla loro nazione e ciò non solo diminuì le loro motivazioni, ma aumentò anche notevolmente il loro senso d’isolamento, lo stress e l’odio verso i civili, odio che portò alla fine anche ad inutili e gratuite atrocità.

La strategia indiretta e psicologica di Sun Tzu e Sun Pin si contrappone vistosamente a quella diretta, teorizzata dal famoso generale prussiano Karl von Clausewitz (1780-1831), che è stata alla base delle scienze militari nelle guerre dell’Ottocento e nei due grandi conflitti mondiali.

Un’operazione militare, per Clausewitz, deve porsi come obiettivo l’abbattimento (non Yesaurimento, come invece raccomandavano Sun Tzu e Sun Pin) dell’avversario. «La guerra è un atto di forza», scriveva senza giri di parole Clausewitz, «all’impiego della quale non esistono limiti […]. Gli spiriti umanitari potrebbero immaginare che esistano metodi tecnici per disarmare o abbattere l’avversario senza infliggergli troppe ferite e che sia questa la finalità autentica dell’arte militare. Per quanto seducente ne sia l’apparenza, occorre distruggere tale errore poiché, in questioni così pericolose come la guerra, sono appunto gli errori che risultano dalla bontà d’animo quelli maggiormente perniciosi».

Marco Costa è Ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e Docente di Psicologia generale presso l’Accademia Militare di Modena. Può essere contattato all’indirizzo: costa@psibo.unibo.it

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