La Psicologia Militare di Sun Tzu e Sun Pin

LA PSICOLOGIA MILITARE DI SUN TZU E SUN PIN

I più antichi trattati di strategia militare si possono far risalire a due autori cinesi, Sun Tzu e Sun Pin, contemporanei di Platone (v-iv secolo a. C), autori rispettivamente dell’Arte della guerra e dei Metodi militari (Sawyer, 1999). Entrambi i trattati sono per noi di estremo interesse, in quanto interpretano la strategia e l’arte della guerra ponendo un accento particolare sui fattori psicologici: «Soggiogare il nemico

senza combattere», vi si legge, «rappresenta la vera vetta dell’arte militare […]. Chi guida un esercito deve agire tenendo presenti questi principi: conquistare un regno senza produrre danni è preferibile, distruggerlo è solo una seconda opzione». Ma come soggiogare il nemico senza combattere, o combattendo il meno possibile? Sun Tsu e Sun Pin hanno quattordici risposte da dare: 1) Con la sorpresa: «Di solito, in battaglia, un generale muove le truppe con metodi ortodossi, ma vince grazie a strategie non ortodosse».

2) Evitando il ristagno: «Quando impegnate i vostri uomini in conflitti di lunga durata le loro armi perdono il filo e il loro ardore cala».

3) Con un uso massiccio dell’intelligence. L’ultimo capitolo dell’Arte della guerra è anche il primo trattato sull’uso dello spionaggio a fini strategici: «II mezzo con cui i sovrani illuminati e i sagaci generali agiscono, vincono e si distinguono tra le masse è la conoscenza anticipata dei fatti».

4) Con un’accurata selezione del personale: «La vittoria dipende dalla fiducia incondizionata, da un chiaro conferimento delle ricompense, dalla capacità di sfruttare le debolezze del nemico, ma soprattutto dalla

selezione delle truppe».

5) Utilizzando una tattica d’esaurimento, anziché d’attacco diretto e di distruzione: «Movimenti lenti

e frequenti disimpegni sono i tranelli con cui si induce il nemico a inseguirvi incoscientemente».

6) Gratificando i militari che si sono distinti nelle operazioni: «Dopo aver vinto uno scontro, fate sfilare

i soldati in parata in modo da esaltare gli animi».

7) Simulando una forza ed un potenziale bellico superiori a quelli effettivi: «Schierare un gran numero di stendardi e bandiere è il mezzo per far insorgere il dubbio nel nemico» (l’esagerazione del potenziale offensivo, ricordiamo,

costituisce la strategia più diffusa nell’ambiente animale per indurre un avversario alla fuga o alla sottomissione:

8) Con un addestramento duro e il pia possibile realistico: «Allenamento severo e alacrità incessante sono i metodi con cui si affrontano gli assalti in profondità». non avrà autorità, e se manca di autorità, le truppe non saranno disposte a morire per lui […]. Il generale deve conoscere la vittoria. Se non sa in cosa consista il successo, non sarà risoluto».

9) Con un’efficiente organizzazione logistica: «Numerose fonti di approvvigionamento e molte provviste sono i mezzi per facilitare la vittoria».

10) Sviluppando le capacità di leadership degli ufficiali: «II generale deve essere un uomo retto. Se non lo è, allora non potrà essere severo. Se non sarà severo non avrà autorità, e se manca di autorità, le truppe non saranno disposte a morire per lui […]. Il generale deve conoscere la vittoria. Se non sa in cosa consista il successo, non sarà risoluto».

11) Manifestando risolutezza: «Se il generale si dibatte continuamente tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato può essere sconfitto».

12) Assicurandosi che le. popolazioni civili siano favorevoli alle operazioni dell’esercito: «Se il popolo nutre rancore per l’esercito, questo può essere sconfitto ».

13) Mantenendo alta la comunicazione con le famiglie d’appartenenza: «Se il soldato è preoccupato per la propria casa può essere sconfitto». Questo fattore, insieme al precedente, viene oggi definito “home front”, o “fronte domestico”, vale a dire il background del soldato (famiglia, nazione, ecc).

14) Curando che le informazioni e i comandi non siano ambigui: «Se gli ordini vengono cambiati di continuo e le truppe sono mantenute nell’ambiguità, l’esercito sarà sconfitto». . ,

Marco Costa è Ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e Docente di Psicologia generale presso l’Accademia Militare di Modena. Può essere contattato all’indirizzo: costa@psibo.unibo.it

This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *