Reflusso gastroesofageo e difficoltà a deglutire
Quando il corpo lancia un segnale
Ti è mai capitato di soffrire di reflusso e di avere difficoltà a deglutire? di sentire un nodo in gola? O di avere la sensazione che il cibo non scenda bene, anche se prima non succedeva?
Se stai vivendo qualcosa di simile, sappi che non sei solo e che, nella maggior parte dei casi, queste sensazioni non sono legate a qualcosa di grave. Possono essere l’effetto di un disturbo fisico comune come il reflusso, oppure il risultato di un periodo di stress o di ipersensibilità corporea. In questo articolo parliamo di difficoltà a deglutire e paura di soffocare, distinguendo tra le possibili cause organiche (come il reflusso) e quelle funzionali (legate all’ansia, come l’anginofobia).
Cos’è il reflusso gastroesofageo e come può influenzare la deglutizione
Il reflusso gastroesofageo (GERD) si verifica quando il contenuto acido dello stomaco risale verso l’esofago. Se questo accade frequentemente, può irritare le pareti esofagee e perfino raggiungere la gola (reflusso laringofaringeo), provocando una serie di sintomi atipici, tra cui la sensazione di corpo estraneo o la difficoltà a deglutire.
Tra i sintomi più comuni:
- Bruciore retrosternale
- Rigurgito acido
- Raucedine
- Gola irritata
- Tosse secca
- Disfagia: difficoltà nel passaggio del cibo o dei liquidi
In questi casi, si può parlare di disfagia organica, ovvero una difficoltà a deglutire, causata da un’alterazione fisica che può essere trattata.
Disfagia organica: quando c’è una causa fisica
La disfagia organica si verifica quando esiste una causa fisica o medica identificabile. Tra le più comuni ci sono:
- Reflusso gastroesofageo con infiammazione dell’esofago (esofagite)
- Irritazione della gola o della mucosa faringea, soprattutto in caso di reflusso silente
- Alterazioni del movimento esofageo, come spasmi o contrazioni anomale
In questi casi, la deglutizione può risultare realmente difficoltosa o fastidiosa. Tuttavia, la maggior parte di queste condizioni è trattabile e non pericolosa. Anche qui può comparire una forte paura di soffocare, comprensibile, che però tende a ridursi una volta compresa e affrontata la causa.
Disfagia funzionale e anginofobia: quando la mente prende il controllo
A volte, anche in assenza di cause fisiche visibili, le persone sperimentano una netta difficoltà a deglutire. In questi casi si parla di Disfagia funzionale, un disturbo in cui il meccanismo della deglutizione è alterato da fattori emotivi o psicologici.
Una delle condizioni più comuni in questo ambito è l’anginofobia, cioè la paura di soffocare mentre si mangia. Questo timore può diventare così forte da rendere difficile o impossibile deglutire in modo naturale, attivando un circolo vizioso:
- 1. Una sensazione passeggera o insolita durante la deglutizione
- 2. L’attivazione della paura: “e se non riuscissi a mandare giù?”
- 3. Controllo eccessivo del gesto del deglutire
- 4. Aumento della tensione muscolare e blocco funzionale
- 5. Conferma della difficoltà – rafforzamento della paura
In questo caso, non c’è una lesione o un’infiammazione, ma una iperattivazione del controllo e della percezione corporea, spesso legata a uno stato ansioso.
Il vissuto può essere estremamente reale e angosciante, ma la buona notizia è che la disfagia funzionale è reversibile: con il giusto supporto psicologico, la persona può recuperare un rapporto più sereno con l’atto del mangiare e con il proprio corpo.
Reflusso, difficoltà a deglutire e anginofobia: un circolo che si autoalimenta
Il reflusso gastroesofageo può irritare la mucosa della gola e dell’esofago, causando una vera e propria difficoltà nella deglutizione (disfagia). Questa sensazione può a sua volta innescare la paura di soffocare (anginofobia).
Tuttavia, il legame può funzionare anche al contrario: l’anginofobia, generando ansia e stress, aumenta la tensione muscolare e stimola una maggiore produzione di acidi gastrici. Questo può favorire la comparsa di gastrite o aggravare un reflusso già esistente, peggiorando la difficoltà a deglutire.
Si crea così un circolo vizioso in cui la componente organica e quella psicologica si influenzano a vicenda, rendendo necessario un approccio integrato per interrompere il meccanismo.
La diagnosi: distinguere per intervenire
Per affrontare la difficoltà a deglutire in modo efficace è essenziale capire l’origine del sintomo, è essenziale capire se si tratta di una disfagia organica o funzionale. Questo processo passa per:
- Una valutazione medica (gastroenterologica e/o otorinolaringoiatrica) per escludere cause organiche
- Un eventuale inquadramento psicologico se non emergono alterazioni fisiche.
Spesso, chi arriva alla diagnosi di disfagia funzionale ha già vissuto molta paura, solitudine e frustrazione. È quindi fondamentale offrire un percorso che integri:
- Informazioni chiare
- Interventi psicoterapeutici mirati
- Strategie per interrompere il controllo eccessivo e rassicurare il sistema nervoso.
Testimonianza
“Mi sembrava impossibile mandare giù anche l’acqua. Poi ho scoperto che era solo paura, e con l’aiuto giusto è passato. Oggi mangio di nuovo con piacere.” — Paola, 39 anni
Conclusione: Reflusso e difficoltà a deglutire …. dare ascolto, senza allarmarsi
La difficoltà a deglutire è un segnale che merita ascolto, ma non va automaticamente associata a scenari gravi. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione trattabile, spesso legata al reflusso o a un momento di vulnerabilità psicofisica. Sapere che esistono sia forme organiche che funzionali di disfagia, e che entrambe possono essere affrontate con strumenti adeguati, permette di uscire dal circolo della paura e ritrovare fiducia nel corpo e nel gesto naturale del mangiare.
Collegamenti utili:
- Anginofobia: la paura di soffocare
- Il tentativo di controllo nel disturbo di anginofobia
- L’ascolto attivo nel disturbo di anginofobia
Articolo a cura della Dott.ssa Lucilla Scrocca, psicoterapeuta a Roma.
